lunedì 20 maggio 2013

Festa di compleanno/Un anno dopo

(Appena dopo il terremoto ebbi occasione di scrivere qualcosa qui.)

Nel momento in cui scrivo, mezzanotte e venti, esattamente un anno fa avevo appena finito di festeggiare il mio compleanno e in casa si metteva in ordine. Ero inoltre appena tornata da una tre giorni a Firenze, in cui avevo acquistato cosette per me e mia mamma, che aveva compiuto gli anni solo due giorni prima di me. Erano giornate e nottate di forti temporali e improvvise schiarite. Quella notte pensavo fosse un temporale. Credevo di aver lasciato la finestra aperta, perchè sentivo sbattere le ante da tutte le parti. E invece non erano le sole finestre a tremare. Tremava tutta la casa. Un rumore che non saprei descrivere, il rumore della terra che si muove. La casa che si sposta. Le cose che cascano sul pavimento. Mia mamma che urla il mio nome. L'amore della mia vita che cerca di proteggermi. 
Ricordo che stavo per pestare il portatile, ma la spia luminosa me lo ha impedito e con strano sangue freddo l'ho raccolto e portato con me: era l'unica lucetta che funzionava. Poi scendere per le scale, infilare un paio di ballerine al volo, ai piedi delle scale, un'altro rimasuglio di logica perchè fuori a piedi nudi non ci si và. Cosa è successo dopo? Vedevo le auto fare surf sulla strada principale, ho pensato che le tubature si fossero rotte. Non tremavo nemmeno, nonostante il freddo della notte. Quanto tempo è passato? Minuti, secondi, e mio padre che corre sotto casa perchè il pavimento si è spaccato e ha cominciato a fuoriuscire acqua e poi sabbia, proprio come sulla strada in cui le macchine facevano surf. Le stesse macchine che rimarranno bloccate nel mezzo metro di sabbia "liquefatta" che continuerà a uscire ancora a lungo.


Cosa è successo nelle ore successive? Di tutto. Cercare di capire cosa stesse succedendo, come organizzarsi. Fare delle corse in casa per recuperare qualche vestito, qualche coperta, stivali di gomma per potersi muovere in quella melma. Scappare lontano alla minima vibrazione. Telefonare, ma solo con i cellulari (linee fisse ovviamente saltate), a fratelli, amici, parenti per sapere come stessero. In che situazione erano. Quanto grave fosse la cosa. Andare in strada, guardare le altre persone in faccia per capire se loro avessero la risposta. A cosa? A qualunque domanda venisse in mente. Tentare di svegliarsi da quel brutto sogno. Dormire un po', che passato l'effetto della paura mi era piombata addosso una stanchezza epocale, e trovare un giaciglio in macchina. Mangiare la torta di compleanno avanzata la sera prima.


Quello di cui non ci si rende conto, quando si è "la notizia" è la portata della stessa. É successo solo qui? Ci sono vittime? Quanto è grave? Succederà di nuovo? Qualcuno verrà ad aiutarci? C'è qualcuno che ha più bisogno di noi?
Ho appreso le notizie negli altri paesi solo dai giornali, il giorno dopo, e per settimane sono state la mia unica fonte. Non c'era elettricità. Non avevamo il gas. Non avevamo l'acqua. Poi ogni tanto, nei giorni successivi, qualcosa ci davano e qualcosa ci toglievano. Non dormivamo in casa. Non dormivamo in paese. L'auto era il mio letto. Una notte di temporale fortissimo, ho cercato in campagna il posto più lontano da case e alberi che ho potuto. Ho dormito quasi un mese in macchina. Poi la schiena ha vinto. Ho dormito tutta estate su una sdraio a un passo dalla porta di ingresso. Vestita. E poi è arrivato l'inverno e ho iniziato a dormire ne mio letto. Vestita. Poi in pigiama.
Nel frattempo c'è stata la Zona Rossa, e noi che la guardavamo in faccia. Il paese che si svuotava. La paura che la allargassero e mandassero via anche noi. L'ultima casa prima della zona rossa. Alcuni esercizi riprendevano la loro normale attività, più o meno. Altri chiudevano per sempre. Settimane dopo la scuola elementare, che esternamente sembrava intatta, dentro era così inagibile da essere abbattuta. 



Ricostruita a tempo di record, ho potuto votarci alle scorse elezioni. Dentro è tutta colorata. Fuori sembra un gigantesco container. Sarà sicuramente stata costruita a regola d'arte, con criteri antisismici, a risparmio energetico e blabblerie varie. Mi fido. Non me ne frega niente, ma mi fido. Tanto il paese è comunque un fantasma.
Ci sono dei momenti in cui mi prende una profonda amarezza. Per strada, quella in cui le auto facevano surf, mi volto a guardare verso la piazza e vedo solo case vuote o abbattute. Oh, e la nuova scuola elementare. 

Scuola elementare di San Carlo in costruzione quest'inverno.
Davanti all'ingresso, nel cortile, ci hanno messo l'orologio della vecchia scuola elementare. Era una donazione da parte di compaesani emigrati in america, roba degli anni 50, per la scuola elementare che veniva ricostruita dopo i bombardamenti della seconda guerra mondiale. 

La vita ha ripreso a scorrere più o meno normalmente. La casa ha qualche problema, che la rende comunque perfettamente agibile. Ritengo di essere perciò stata molto, molto fortunata, dal punto di vista puramente materiale. Ma niente e nessuno è come prima. Mi ripeto sempre che "Non è come l'Aquila" perchè il confronto non regge, oggettivamente. La cosa peggiore, quella che ha segnato di più tutti quanti, è il fatto inaspettato. La totale impreparazione di fronte all'evento. Perchè qui non poteva accadere. Qui non dovevano avvenire terremoti. Qui eravamo tutti sull'Isola Felice.

A chi legge e pensa che in fondo non sia poi così grave perchè ho fotografato fin da subito tutto quello che ho potuto;  perchè ho la casa; perchè ci sono stati "pochi" (fin troppi) morti; perchè "all'Aquila è stato peggio" (lo sappiamo tutti, io per prima); spero non dobbiate scoprire mai cosa vuol dire sentire  e continuare a sentire quel rumore terribile della terra che esplode, della vostra casa che si sposta, delle votre cose che vi cadono addosso. Solidarietà assoluta a chiunque abbia subito un'evento sismico piccolo o grande; solidarietà a chi ha subito alluvioni, che siano salite alla ribalta della cronaca o siano finite all'ultima pagina di un quotidiano locale; solidarietà a chiunque abbia visto la propria vita cambiata, sconvolta, segnata dalla propria impotenza di fronte allo scatenarsi della natura. E scoprire,  in un paese senza elettricità in quella prima notte da terremotati, che la notte è veramente buia.

2 commenti:

  1. sono contenta di averti scoperta. hai detto proprio bene, la paura, quella....è del tutto uguale...perchè nella tua casa hai paura a starci, perchè nessuno ci dice se tornerà o non tornerà...perchè...perchè c'èun prima e un dopo, semplicemente. ciao antonella, a presto.. ora so dove trovarti e ti seguo, un abbraccio!

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  2. Grazie mille Aria per le tue parole!
    Un abbraccio e a presto!

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Il vostro tempo è prezioso e io vi ringrazio di cuore per quello che mi date leggendomi e scrivendomi!

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