giovedì 14 giugno 2012

Sverniciare un semplice tavolino/Finitura cerata all'acqua/C'era una volta


Son passate settimane dall'ultimo post, primo passo verso la normalità: fatto.
Abbiamo pulito, buttato, ordinato tutto quello che si poteva, alcune stanze non sono state toccate ma per ora va bene così, un passo alla volta.

Il mese scorso era stato un mese molto proficuo per quanto riguardava i lavoretti di restauro e recupero, queste foto hanno atteso di essere mostrate da ben prima del 20 maggio.



Ho recuperato questo tavolino di legno dalla casa vicina che stavano svuotando, salvato in zona cesarini dall'immondizia. Il tavolino è molto semplice, nulla di che; avrei voluto dipingerlo e fare esperimenti ma in casa ha vinto mamma Nina che lo voleva rimesso a legno e basta. Così è diventata perfetto per una piccola lezione di restauro casalingo.
A parte il bordo rotto sul davanti, il tavolino era in perfetto stato, giusto qualche fessurina da stuccare. 

1- SVERNICIATURA
Ho iniziato sverniciando tutta la superficie con sverniciatore chimico. Attenzione quando maneggiate questo prodotto, seguite le istruzioni riportate sulla confezione e qualche precauzione in più. Guanti di gomma, mascherina, occhiali, indumenti che coprano tutto il corpo. Brucia tantissimo e se vi macchiate la pella con il prodotto dovete sciacquarvi sotto acqua corrente. Inoltre proteggete tutta la zona di lavoro con teli e fogli di giornale. 

Quindi vi occorre:
  • sverniciatore chimico
  • un vecchio pennello
  • un raschietto o una spatola
  • guanti di gomma, occhiali e mascherina protettiva
  • un recipiente di alluminio usa e getta
  • teli per proteggere la zona di lavoro


Con il pennello spalmate lo sverniciatore sul piano del tavolo in uno strato non troppo sottile e uniforme (foto in alto); aspettate qualche minuto o quel che dice la confezione e vedrete che inizia a raggrinzire (foto in mezzo); facendo attenzione, con una spatola o un raschietto iniziate a togliere il prodotto, prenderete via tutta la patina cerosa (foto in basso). Buttate lo scarto nel contenitore di alluminio. Procedete sul resto del tavolino.
Se necessario ripetete l'operazione anche sulle parti già trattate.

Quando avrete finito questa fase, pulite tutto il tavolino dai residui di sverniciatore con acqua o diluente a seconda di quello che riporta la confezione.

2- RIPARAZIONE
Il bordo era rotto sul davanti di un paio di centimetri, a pari con le gambe del tavolino, ma per ripararlo dovevo dare alla nuova assicella di legno una superficie di appoggio maggiore. Ho così dovuto tagliare via qualche altro centimetro dal piano del tavolo, in corrispondenza della linea tratteggiata. Sicuramente un arnese tipo dremel con lama rotante ("missili perforanti!") mi avrebbe fatto comodo, ma mi sono dovuta arrangiare con seghetto a mano, seghetto alternativo, scalpelli per rifilare il taglio. Più impegnativo questo di tutto il resto...


Qui vi occorre:
  • qualunque cosa per tagliare (pressapochismo portami via....)
  • un listello di legno dello spessore del piano del tavolo
  • colla e chiodi per legno
  • morsetti
Una volta tagliato il piano, ho incollato un'assicella di legno delle giuste dimensioni e di uguale spessore, fermato con i morsetti al centro e inchiodato alle estremità. Già, mi mancano un po' di foto di questo passaggio...

3- LEVIGATURA
Vi chiederete (forse no) perchè passo la carta vetrata adesso e non l'ho fatto fin da subito. Ho deciso di utilizzare lo sverniciatore per primo per togliere la prima patina dal legno, quella data dalle lucidature a cera; se avessi cercato di toglierla fin da subito con la carta vetrata, l'oleosità in superficie avrebbe impastato la carta creando grumi. Sarebbe più facile mostrarvelo con una foto che tentare di spiegarlo, scusate...

L'aiuto dello sverniciatore è stato grande, ma a questo punto ho deciso di riportate il legno al suo colore originale usando la levigatrice (a nastro o orbitale è indifferente). Potete farlo anche a mano con la carta vetrata, ci vorrà solo più tempo.


Occorrente:
  • levigatrice a nastro 
  • levigatrice orbitale
  • carta vetrata fine (100/120) e olio di gomito
Per il piano del tavolo ho usato la levigatrice a nastro, che mi ha permesso di pareggiare il lieve scalino tra il pezzo nuovo e il resto, utilizzando un nastro di grana media (80). Per il resto del tavolo ho usato una piccola levigatrice orbitale, sempre con carta di grana media.
Ho però finito tutto a mano con una passata di carta vetrata fine. 


Ho cercato di non essere troppo aggressiva con il legno e lasciare il più possibile i segni del tempo e dell'usura, quindi anche dopo la levigatura si vedono molti graffi o ammaccature.
Qui non si vede ma ho abbassato di un paio di millimetri i bordi del cassetto per facilitare lo scorrimento una volta finito, poichè ho deciso di dipingere tutto il cassetto, interno ed esterno, e questa vernice fa un po' di spessore.

4- STUCCATURA e VERNICIATURA
Il tavolino non aveva un tarlo nemmeno a cercarlo con il microscopio, quindi sono passata direttamente alla fase successiva.
Stuccate usando un prodotto per legno che sia possibile tingere o già del colore desiderato. Per questo tavolino ho usato uno stucco già colorato (noce) chiamato anche "pasta di legno", uno stucco sintetico monocomponente, di rapida essicazione (anche troppo veloce a volte) che di può ammorbidire con un po' di diluente nitro.


Riempite tutte le fessure e attendete il tempo di asciugatura, quindi lisciate l'eccesso con la carta vetrata a mano.
Quando ho fatto questo sgabello ho tinto il legno con mordente noce scuro e poi verniciato con flatting trasparente; per il tavolino voglio farvi vedere la finitura cerata ad acqua.

Occorre:
  • un barattolo di "Tema finitura cerata per legno" colore noce mansonia della Ard.
  • pennello per vernici ad acqua
  • carta vetrata fine (150)


Questa vernice è diluibile in acqua, ed è già un pregio; per di più vi basta solo questa, due/tre mani sono sufficienti per dare un'aspetto setoso e naturale al legno. L'aspetto finale è satinato, non troppo brillante. É utilizzabile sia per interno che per esterno e, qualora si presentasse la necessità di ravvivare il colore, basterà una passata di cartavetrata e una mano di vernice.

Questa vernice ha però dei difetti, se non è tirata bene con il pennello lascia delle antiestetiche righe. Infatti non è un'impregnante che si uniforma una volta secco, questa vernice fa una leggera pellicola una volta secca, perciò deve essere diluita e stesa bene.
Nonostante ciò, sappiate che la prima mano vi darà comunque una brutta impressione, anche a darlo accuratamente evitando accumuli: è normale, la prima mano sembrerà indegna, oltretutto si solleverà il pelo del legno e sembrerà più ruvida. Non preoccupatevi. Levigate leggermente la superficie con la cartavetrata fine e date la seconda mano. Qui sotto la prima mano.


Di seguito invece la seconda mano. Già è molto più uniforme, l'aspetto è satinato, liscio al tatto, ma per dare maggior profondità al colore passo sempre una terza mano.


Sempre una leggera scartavetrata con carta fine tra una mano e l'altra e qui sotto potete vedere il risultato finale. Il pomellino del cassetto è stato svitato e lucidato con la paglietta specifica e da nero opaco è tornato ottone lucido.


Ed eccolo qui, un piccolo restauro senza grosse pretese per un pezzo senza troppe pretese. Apprezzo molto l'effetto satinato, naturale, che dà questa verniciatura, è molto caldo e morbido. Lo adorano anche i gatti che non esitano a farsi le unghie sulle porte che ho trattato con la stessa vernice. Il più grosso difetto che ha questa finitura è che rende il legno ancora più attraente per le unghie dei gatti. Pazienza.
Se vi sembra che abbia le gambe storte ebbene è così, ma erano saldamente attaccate quindi le ho lasciate come le ho trovate. 
In corso d'opera, mentre lo pulivo, ho scoperto che questo tavolino era già nato seguendo la sana filosofia in cui "non si butta via niente". 


Non so cosa contenessero le (presumo) casse da cui hanno riciclato questo legno impresso a fuoco, alcolici forse? Ho valutato a lungo l'ipotesi di smontare le sponde e girarle per metterle a vista (diciamocelo, è questa la parte veramente interessante!) ma ho desistito temendo di fare più danni che altro. Se scopro come farlo senza fare troppi danni lo faccio, fino ad allora resta così.


Spero di non avervi annoiato (ma siete arrivati fin qui?) e di essere stata utile; nel caso abbiate domande, dubbi o quant'altro dite pure e risponderò.


Doveva starsene nell'ingresso ad ospitare vasi di fiori, ma a tutt'oggi ospita la stampante-scanner che ho traslocato dalla camera (primo piano) all'ingresso (piano terra). Ma prima o poi avrò il coraggio di entrare e fare pulizia...

A presto!

p.s.
la Ard non mi paga per recensirla o altro; è l'unica marca che vi ho detto con precisione perchè questo è l'unico prodotto che uso in continuazione da anni per questo genere di lavori e quindi è l'unico di cui ho in casa dei barattoli come promemoria.

2 commenti:

  1. Ciao Antonella! Hai fatto un ottimo lavoro, complimenti!!
    Come stai? Com'è la situazione nelle tue zone? Purtroppo dopo tanto clamore non se ne sa più nulla..spero che le cose vadano un po' meglio ..un grande abbraccio, buona settimana!
    Carmen

    RispondiElimina

Il vostro tempo è prezioso e io vi ringrazio di cuore per quello che mi date leggendomi e scrivendomi!

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